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L’Eremita, Arcano della saggezza…

L’introspezione ed il tempo, chiavi della saggezza

L’eremita è rappresentato da un personaggio in piedi e incurvato, che cammina nell’oscurità. Sia il primo piano che lo sfondo sono vuoti. La sua figura occupa tutto lo spazio della lama. Questo dimostra che le soluzioni non vengono dall’esterno ma sono interiori.
Nella mano destra tiene o una lanterna che illumina il suo cammino (tarocchi di Marsiglia) o una clessidra (Visconti-Sforza) che evoca la nozione del tempo che passa.

Questa lama rappresenta anche la solitudine. L’Eremita affronta la notte da solo, obbligandolo all’introspezione. Noi soli infatti deteniamo le chiave per concretizzare i nostri progetti. La sua posizione incurvata e il bastone per aiutarsi a camminare, indicano le difficoltà per raggiungere i nostri obiettivi. In ogni modo, anche se la sua evoluzione è graduale e lenta, raggiungerà il suo obiettivo. La rappresentazione della lama con la clessidra rafforza il concetto di una progressione prudente, attraverso l’analisi e la riflessione. La nozione di tempo è primordiale per questa carta. L’eremita ci insegna che una gestazione lunga e difficile non è sinonimo di fallimento ma bensì del raggiungimento misurato degli obiettivi.

Un simbolo di speranza

La lanterna è simbolo di guida, ma è anche un’illuminazione che può spegnersi da un momento all’altro per la debole intensità della fiamma. Una luce fragile che ci aiuta comunque ad aprirsi una strada nell’oscurità.

In un tiro l’eremita esprime dunque sempre una nozione di tempo, che sia l’idea di ritardo o la possibilità di essere coinvolto in un progetto a lungo termine che non si realizzerà nell’immediato.

È una carta importante perché evoca il bisogno forte di ritrovare sé stessi e la lucidità. In una situazione complessa, ci indica che con determinazione e perseveranza, riusciremo ad uscire da un vicolo cieco ed a ritrovare delle condizioni di vita più favorevoli.

Il tiro a croce celtica…

 

1 : Situazione
2 : Ostacoli
3 : Scopo ultimo del consultante
4 : Influssi del passato prossimo
5 : Aspetti razionali
6 : Influssi del futuro
7 : Ego
8 : Ambiente
9 : Speranze, Paure
10 : Risultato

 

Sebbene si trattasse del gioco divinatorio dei Tarocchi più conosciuto nei paesi anglosassoni, il tiro a croce celtica rimane poco utilizzato negli altri paesi dell'Europa. La versione celtica proviene tuttavia dal tiro a croce semplice con cinque lame che è stata immaginata da Stanislas di Guaita, una delle persone più invista dell'occultismo francese del XIX secolo.

Potete notare che la croce comporta una carta supplementare; questa lama si mette sulla prima ed ad angolo retto, per formare ciò che i tarologi chiamano la piccola croce che è al centro della croce più grande.

Utilizzo questo gioco da tantissimi anni perché è un metodo che mi permette di avere una visione globale e veloce della situazione. Come procedo?
Osservando la croce celtica e anche la piccola croce, vado subito verso la carta numero 3 in alto. Questa carta mi indica ciò che desidera il consultante, forse anche qualcosa di cui lui stesso non ha consapevolezza. A questo punto, ho un'indicazione sulle sue attese. Poi vado immediatamente sulla carta centrale che è la situazione (1), e su quella sopra (2) che è l'ostacolo per realizzare il desiderio del consultante, che potrebbe essere una persona, un evento o una circostanza. Infine completo con quella di sinistra (4) che mi rivela il passato prossimo, e ho già una visione globale della situazione avendo girato poccissime carte. Grazie a queste 4 prime carte capisco il vissuto della persona, vissuto che influenzera il suo destino.

Quando alzo la carta numero 5, questa mi indica i cambiamenti a venire, mi da informazioni sugli avvenimenti recenti o che stanno accadendo. La carta numero 6 rappresenta tutto cio che puo avvenire nel futuro prossimo.
La carta numero 7 rappresenta lo stato del consultante, cioè la sua posizione emozionale di fronte alla situazione osservata sulla carta numero 1.
La carta numero 8 mette in evidenza l'ambiente nel quale vive il consultante (personale e professionale), come pure le persone che lo circondanno, che possono influenzarlo in modo negativo o positivo.
La 9 mi rivela i desideri del consultante, i suoi pensieri nascoti. La carta numero 3 ci presenta quello che vuole concretamente mentre la carta numero 9 ci mostra tutti i segreti intimi del consultante, quelli che tiene per lui.

Quando alzo l'ultima carta, la numero 10, il mio sguardo si pone su tutti gli arcani tirati precedentemente e dalle loro influenze (significati) do una conclusione. Questa carta non si puo leggere da sola, prende un senso da gli tutti arcani che l'hanno preceduta e che hanno influenzato questo risultato.

La Luna, la sua evoluzione iconografica…

Perché ho scelto di presentarvi le rappresentazioni di questa lama? Perché è una di quelle che mi sembra aver cambiato in modo significativo durante i secoli. Essa troverà la sua iconografia stabile solo nel XVII secolo.

Nei tarocchi dei Visconti la luna è rappresentata da una donna bionda (molto probabilmente la Dea della Luna Séléné) che tiene una falce di luna.
Nei tarocchi dei Duchi di Este, due astrologi di sesso maschile fanno dei calcoli per determinare la natura della luna e, in quelli di Viéville, una donna di una certa età fila la lana con l'aiuto di una conocchia sotto una luna piena rivolta di faccia. Per finire, nei tarocchi di Conver vediamo una vasca nella quale si trova un grande granchio, poi in secondo piano due cani (o lupi) sembrando urlare alla Luna, loro stessi circondati da due torri sullo sfondo. Questa configurazione fu realizzata da Nicolas Rolichon in primo luogo (1575 -1635).

È a partire dal XVII secolo che appare una forma più figurativa della Luna. Non più solo un astro, viene personificata da un viso, sia rivolta di faccia, indicando che non occulta niente e che osserva, sia di profilo, voltato verso la sinistra, cioè verso il passato. In questa ultima rappresentazione la lama non ha terminato la sua fase di crescita, è ancora legata alle nostre origini.

Queste due ultime rappresentazioni (Viéville e Conver) diventeranno l'iconografia più comune della luna, che ci ricorda peraltro l'eclissi solare. Infatti, la falce si inserisce in una forma piena (quella del sole) ed i raggi che se ne propagano sono quelli del sole, solo elemento che rimane visibile durante l'eclissi solare. Anche se la luna nasconde il sole e di conseguenza la luce (segno di vita e di crescita) non è pertanto un segno negativo poiché è crescente, segno di speranza per il futuro. Possiamo anche affermare che la luna introduce il sole, per i raggi che lo circondanno.

Così, il XVI secolo segna una transizione tra due stili di rappresentazioni: quello di una rappresentazione parziale per la falce di luna (prima del XVI secolo) e quello di una rappresentazione più completa e figurativa dell'astro e del suo ciclo (dopo il XVI secolo).

Sembrerebbe che le prime iconografie si legavano maggiormente alla fase di rinascita o rigenerazione della luna (la falce), che simboleggia il potere femminile o la natura della donna. Il secondo tipo di rappresentazione, figurativo, si lega ad un significato più complesso ed ambivalente di questa. La sua qualità fisica, non emette la luce ma riflette quella del sole, contribuisce a forgiare un simbolismo duale : da un lato il Sole (sorgente di luce, attivo), evoca il Padre; dall'altro la Luna (riflesso di luce, ricettivo), evoca la Madre.

La Luna esprime dunque il principio della riflessione, del riverbero perché riflette la luce del sole, analogia con la natura umana, la nostra coscienza che riflette il nostro inconscio nascosto.
Di conseguenza questa rappresentazione integrafortemente la nozione del passato e dell'influenza di questo sul nostro presente. Aggiungerei che questa rappresentazione non evoca solo la dualità dell'essere umano, ma anche la sua progressione malgrado questa dualità.

Se volete saperene di più sull'analisi di tutti gli elementi che compongono la lama potete leggere il mio articolo, La Luna, arcano del sogno e dell'inconscio.